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APPROFONDIMENTI
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Del cammino e del peregrinare "Uno dei racconti del mondo dice che appena l'uomo fu creato, dato
che non poteva restarsene fermo come pietra, tronco morto o frutto caduto,
fu creato anche il cammino. E appena fu creato il cammino, dato che non
poteva avvenire nell'aria o nell'acqua, ecco che fu creata la terra, verde
in certe parti e arida in altre, perché l'uomo potesse camminare
a passo svelto o lento, secondo il suo bisogno e il suo desiderio. E appena
tutto questo fu creato, perché l'uomo non fosse solo, fu creata
la famiglia dell'uomo, con donne dai ventri capaci, e bambini che bevevano
il latte dal seno delle madri
." - così l'incipit del
romanzo 'Gli eredi della terra' di Roberto Piumini. Nella Grecia classica sono innumerevoli i luoghi sacri meta di pellegrinaggi: il più famoso è sicuramente Delfi, dove si giungeva, seguendo un itinerario prescritto dettagliatamente, per ricevere i responsi della Pizia; si andava invece in altri templi per ottenere guarigione dai malanni del corpo o dell'anima. Il pellegrino si muove alla ricerca di risposte a un dubbio esistenziale, per l'incertezza di una scelta importante, per una speranza di risanamento. Se per gli indiani è Benares luogo di purificazione per eccellenza, per gli ebrei è Gerusalemme, mentre per i Musulmani il pellegrinaggio alla Mecca è addirittura uno dei 5 pilastri delle regole coraniche. Nel mondo ebraico il pellegrinaggio è stato praticato ben prima che nel mondo cristiano: soprattutto il pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme è stato il vero antecedente sia di quello a Roma sia di quello alla Mecca: tutti i maschi ebrei erano tenuti a recarsi a Gerusalemme (il bambino quando era in grado di camminare dando la mano al padre). Gerusalemme, Roma, Santiago di Compostela In questi tempi lontani il viaggio si compie all'insegna dell'imprevedibilità. Le conoscenze approssimative del percorso lasciano, anche ai viaggiatori più metodici, un enorme margine di casualità, imprevisti e sorprese. Del resto l'imprevedibilità trovava il suo senso nel sentimento di accettazione del disegno divino di cui l'imprevisto era il segno. L'ossessione moderna per la programmazione ci priva di un importante contenuto e senso del viaggio stesso: il piacere della sorpresa e la gratificazione di saper far fronte agli imprevisti. Gradualmente cresce l'importanza di Roma insieme all'affermarsi
del potere teocratico dei papi e diventa l'altra Gerusalemme, dove ci
si può recare senza correre il rischio di cadere nella mani degli
'infedeli'. E' soprattutto con il giubileo del 1300 che si impone il valore
del pellegrinaggio a Roma. Gli itinerari dei pellegrinaggi maggiori (Gerusalemme,
Santiago di Compostela, Roma, Canterbury, S. Michele Arcangelo in Puglia,
) sono determinanti per la fondazione di santuari, monasteri, strade,
ospizi, mercati. Grandi arterie entro le quali scorre una linfa vitale
che alimenta e nutre la crescita culturale in tutta l'Europa. Occasione
di contatto e dialogo tra masse di persone provenienti da tante nazioni
diverse, fonte di apprendimento e di diffusione di culti e tradizioni
fino ai luoghi più sperduti: contributo decisivo nel creare una
linguaggio e una quadro simbolico di riferimento che unifica la cultura
europea. La storia dei pellegrinaggi nel mondo cristiano si lega indissolubilmente
all'evoluzione della concezione del rapporto tra assoluzione e penitenza.
Mentre nella chiesa primitiva il peccato conosce rare assoluzioni, rimandate
in genere alla fine della vita, si deve invece ai monaci irlandesi l'aver
operato una vera e propria rivoluzione, introducendo un ingegnoso sistema
per così dire 'contabile' del rapporto tra peccato/assoluzione/penitenza,
per cui ad ogni categoria di peccato fa riscontro una determinata penitenza
necessaria per ottenere uno 'sconto' sulla pena del Purgatorio. La dottrina
penitenziale della chiesa irlandese si diffonde e si sviluppa così,
a partire dal secolo VIII, il pellegrinaggio penitenziale, che diventa
un'esperienza sempre più di massa. Con la concessione di INDULGENZE
la Chiesa perfeziona ulteriormente questa pratico marchingegno: con penitenze
varie (tra le quali il pellegrinaggio o le elemosine) si ottengono sconti
sulla pena da subire in Purgatorio, cosicché alla fine del Medioevo
pochi pellegrinaggi possono prosperare senza indulgenze. E' però
con il primo giubileo in FORMA PLENARIA che si attua un vertiginoso salto
di qualità: siamo nel 1300 e ai pellegrini che arrivati a Roma
visitino le 4 Basiliche maggiori Bonifacio VIII accorda indulgenze eccezionali.
Inizialmente previsto ogni 100 anni, che si riducono a 50 con Clemente
VI, poi a 33 e infine a 25 con Paolo II (1470). Anche alle crociate sono
legate le indulgenze. Con riconquista cattolica della Spagna (fine secolo XII - inizio XIII) si apre la via al grande pellegrinaggio di Santiago di Compostela in Galizia, il cui culto è legato al leggendario ritrovamento delle reliquie dell'Apostolo Giacomo. Distrutta la basilica dagli arabi nel 997, la stessa viene poi ricostruita nell'XI secolo con il sostegno di Alfonso VI di Castiglia e dell'ordine di Cluny. Una categoria speciale di pellegrinaggi sono quelli detti 'giudiziali': in questi la pena era sentenziata dai giudici. Importante a questo proposito la prassi introdotta dai tribunali dell'Inquisizione: bisogna però notare che il pellegrinaggio era considerato una pena molto mite. Il mitico Bernard Gui, inquisitore a Tolosa (1323 ca.), su 636 processi, prescrive il pellegrinaggio solo in 16 sentenze. Nei Paesi Bassi anche i tribunali civili per reati minori talvolta prescrivono come pena un pellegrinaggio. Tuttavia, tranne che nelle sentenze dell'Inquisizione, la pena spesso poteva essere commutata in un versamento di denaro: in poche parole il pellegrinaggio se lo faceva chi non riusciva a racimolare la somma sufficiente. Partire è un po' morire: Se la rituale periodicità e l'incremento stesso del numero dei pellegrini fanno ricollocare il viaggio nell'ambito della 'normalità', nondimeno i rischi, gli imprevisti, i pericoli connessi al viaggiare restano comunque grandi e temibili, tanto da rendere il viaggio una scelta di portata estrema, e quindi soggetta ad una certa regolamentazione sociale e giuridica. La morte durante il viaggio è un'eventualità tutt'altro che remota, tanto che sopra la tomba, il disegno del bastone e del cappello del pellegrino indica viaggi mai terminati, di anonimi viaggiatori morti lungo il cammino. La ritualità della partenza esprime proprio la valenza radicale di questo evento: il pellegrino prima di intraprendere il cammino viene benedetto durante una messa appositamente celebrata, chiede perdono a tutti coloro che ha offeso, fa confessione e testamento fissando un termine oltre il quale può essere considerato morto; in mancanza di diverse disposizioni il clero locale è considerato custode dei suoi beni. Non di rado i ricchi fanno donazioni di beni alla Chiesa con condizione di ricevere un usufrutto in caso di ritorno (la chiesa si impegnava anche a dare una sorta di pensione alla vedova e agli orfani del pellegrino morto in viaggio). L'abbigliamento del pellegrino: mentre gli antichi pellegrini
penitenziali camminano scalzi o addirittura con catene, i semplici pellegrini
indossano invece abiti un po' particolari, che li contraddistinguono e
li differenziano rispetto ai normali viaggiatori: Un abbigliamento molto rudimentale per noi che siamo abituati ai tecnicismi dei vari goretex o vibram, ma essenziale e carico di una profonda simbologia, dove ogni oggetto trascende il suo uso pratico e si fa portatore di significati metaforici. Diversi simboli indicano la destinazione (o la provenienza) del pellegrinaggio: RAMO DI PALMA per Gerusalemme, CONCHIGLIA per Santiago di Compostela, CHIAVE per ROMA. Questi simboli, insieme alla lettera di accoglienza, servivano
anche a esentare il pellegrino dal pagamento dei pedaggi e a difenderlo
in una certa misura dalle aggressioni di ladri e banditi. Il problema
della SICUREZZA riguardava TUTTI: mercanti, viaggiatori e pellegrini.
Vaste regioni d'Europa erano infestate da briganti che vivevano assaltando
e derubando viaggiatori e pellegrini, ma che in una certa misura rispettavano
l'attestato (lettera di accoglienza) di pellegrino o addirittura rilasciano
un loro lasciapassare da esibire ad altri banditi a scopo protettivo.
La Chiesa si preoccupa di salvaguardare la sicurezza dei pellegrini: nel
concilio Laterano del 1123 si arriva a sancire la scomunica per chi molesta
i pellegrini o esiga ingiusti pedaggi. E se non bastava il pericolo dei
banditi c'erano poi i lupi da affrontare, e le piene sui fiumi, tanto
che spesso i ponti sono affiancati da simboli religiosi in funzione tutelare
e la manutenzione dei ponti affidata a istituzioni religiose. In mancanza
di ponti si attraversava con traghetti oppure con l'aiuto piuttosto incerto
di una corda stesa tra le due sponde. Santi protettori. Il pellegrinaggio è un viaggio che si compie generalmente in gruppo o in coppie, talvolta in solitario, comunque è una esperienza di distacco temporaneo dalla propria realtà abituale e occasione per restare soli con se stessi, mettersi alla prova e scoprire magari nuovi aspetti di sé, oppure stringere nuove impreviste relazioni. Idealmente però il pellegrino si muove accompagnato dal potere
protettivo di numerosi santi (ognuno 'specializzato' per così dire
in determinati settori), appellandosi ai quali si ottiene un 'aiutino'
per superare innumerevoli difficoltà: per difendersi dalle malattie,
per attraversare fiumi, scalare montagne, percorrere strade solitarie
infestate da briganti. Angeli e gli Arcangeli sono potenti protettori
del cammino, in particolare, RAFFAELE, GABRIELE e soprattutto MICHELE
cui si dedicano vari importanti santuari in Italia e in Francia. L'ospitalità lungo il cammino: ospizi e monasteri I servizi forniti variano molto da luogo a luogo. Spesso l'ospizio è
solo un ricovero per dormire (a volte spartanamente sulla terra battuta,
a volte condividendo un letto con altre persone); il cibo sovente si limita
a una pagnotta e a una minestra di verdure, comunque vitto e alloggio
dipendono anche dal rango del pellegrino. L'alimentazione a base di carne
era riservata ai ricchi, quella vegetariana ai poveri. Le regole monastiche
impongono esplicitamente di dar da magiare ai poveri cibi 'rustici' e
misurati, per non incoraggiare il 'vizio della gola' o far rischiare l'indigestione.
E' un pericolo che nobili e alti prelati non corrono: per loro si preparano
banchetti separati. Col tempo l'accoglienza ai pellegrini diventa un grosso onere per i monasteri
e col passare dei secoli vengono stabilite limitazioni per il numero di
pellegrini da alloggiare e la durata del soggiorno. Molti si ammalano lungo il cammino, specialmente nel pellegrinaggio
a Gerusalemme, tanti non giungono alla meta. Ci sono luoghi mitici di
guarigione e oggetti terapeutici speciali - ad esempio l'agnus dei (costituito
da cera e polvere delle ossa dei santi) - usati come vere e proprie reliquie
(medicina magica). A Roma si sviluppa il commercio di varie pomate e unguenti,
dai nomi di santi e apostoli, e si amplia il business dell'importazione
di spezie dall'Oriente. Sono gli stessi pellegrini a farsi promotori della
diffusione di questi preparati medicinali, sperimentati nel loro pellegrinaggio
e dimostratisi più o meno efficaci. Le posizioni critiche nei confronti dei pellegrinaggi sono antiche quanto i pellegrinaggi. La letteratura contro i pellegrinaggi parte con i PADRI della CHIESA e percorre tutta la storia del cristianesimo. ERASMO, CALVINO, LUTERO, ZWINGLI sono CONTRARI al pellegrinaggio che comporta l'abbandono della famiglia e delle proprie attività abituali, il culto delle reliquie, la contabilità delle indulgenze.. Lutero propone l'abbandono dei pellegrinaggi perché a Roma 'non si vedono buoni esempi'. La contrapposizione tra i fautori della stabilità della vita nello spazio raccolto del monastero contro la pericolosità materiale e spirituale del peregrinare è motivo che attraversa tutta la storia del cristianesimo. Si criticano in particolare i pellegrinaggi femminili sottolineando il pericolo di finire nella prostituzione per racimolare le elemosine. Nel 700 Goethe stesso nel suo 'Viaggio in Italia' testimonia quanto fossero trattati male i pellegrini e considerati come vagabondi. Nel corso del XVIII secolo in vari paesi si regolamentano in senso restrittivo i pellegrinaggi fino ad arrivare alla soppressione delle confraternite (1783) che costituivano il supporto dei pellegrinaggi. Il pellegrinaggio al femminile.
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