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Un itinerario davvero molto bello, panoramico e
aereo, proiettato su una traiettoria che segue la dorsale montuosa tra
la Valsassina e la Valtorta e che, alternando leggere discese e successive
risalite, ci offre innumerevoli quadri paesaggistici. Inizialmente ci
concediamo un lusso: con la moderna funivia raggiungiamo i Piani di Bobbio
(1662 m) - punto d'inizio della nostra escursione - superando con un solo
grande balzo gli 800 m di dislivello che li separano da Barzio (842 m).
All'arrivo ci si apre un paesaggio piacevolissimo, dominato dalle svettanti
pareti rocciose dello Zuccone Campelli, se non fosse per i numerosi impianti
sciistici che fanno sentire la loro prepotente presenza. In mancanza di
indicazioni (come al solito), ci avviamo per la sterrata che sale a fianco
del Centro Assistenza Fondisti (sulla nostra destra) e raggiunge in pochi
minuti il dosso dove arriva lo skilift (ben visibile - vedi sotto nota
1). Allo skilift una freccia indica il Rifugio Buzzoni (dato a 40 minuti)
e per il momento la seguiamo, ma la nostra destinazione è il rifugio
Grassi. E' una stradina comoda (foto 1), in parte sotto l'ombra di bei
faggi. Ci capita di imbatterci in un grosso gregge di capre dalle corna
contorte e acuminate: con finta indifferenza ci facciamo largo sotto gli
occhi incuriositi di questi animali dall'incedere altero (foto 2). Incontreremo
poi sugli alti pascoli altri greggi, pecore e mucche. Qui la pastorizia
resiste con tenacia, per quanto tempo ancora ?
Dopo un ultimo curvone la sterrata si restringe all'improvviso e piega
nettamente a destra in discesa, per raccordarsi al sentiero descritto
in nota 1. Il panorama si è aperto a tutto campo rivelando la bellezza
di uno scenario che abbraccia innumerevoli rilievi: i massicci maestosi
delle Grigne da una parte e le movimentate catene delle Orobie dall'altra.
Quando arriviamo al passo Gandazzo siamo ancora solo a 1651 m: camminiamo
da circa 1 ora (dall'inizio) e abbiamo fatto solo qualche moderato saliscendi.
Davanti a noi il sentiero si impenna decisamente (foto 3) e affronta con
determinazione la risalita del pendio erboso che ci fa guadagnare rapidamente
300 m di quota. Abbiamo lasciato i boschi alle nostre spalle, d'ora in
poi saremo sempre allo scoperto sotto il grande cielo. Ci troviamo sul
sentiero delle Orobie Occidentali: per la loro geologia e l'arditezza
di alcune importanti cime, ALPI Orobie e non modeste Prealpi. Superiamo
brevi passaggi su facili roccette e qualche momento che ci richiede un
po' di concentrazione, perché i pendii sotto di noi si sono fatti
decisamente molto verticali (il sentiero è però sempre ben
tracciato). Siamo diretti al passo del Toro: superata una minuscola fresca
sorgente (con bicchierini), raggiungiamo il passo in circa 20' minuti
(Passo del Toro, 1945 m). Qui una lapide in memoria di un certo Cesare
ci rammenta che la montagna va sempre affrontata con saggezza anche quando
- o forse soprattutto - non manifesta pericoli evidenti. Andiamo avanti,
ci manca circa un'ora alla meta. Un punto dove il crinale si restringe
quasi fosse un esile ponticello tra due precipizi (foto 4) ci regala qualche
brivido; più avanti invece il sentiero si incassa scolpito nella
roccia (foto 5), alcuni tratti attrezzati con catene (ma servono solo
in caso di neve o ghiaccio). Destinazione in avvicinamento, il rifugio
è ormai avvistato. Davanti a noi la sagoma triangolare del Pizzo
dei tre Signori si staglia sempre più precisa: un tempo la sua
bella cima segnava il confine tra il Ducato di Milano, la Repubblica di
Venezia e la Valtellina sottomessa ai Grigioni. L'ultimo tratto del percorso
è un susseguirsi di panettoni erbosi, grandi pascoli e distese
di rododendri. Soprattutto una sensazione di spazio immenso e tanto silenzio:
solo il rumore dei nostri passi, il fruscio del vento e il fischiettare
delle marmotte. Qua e là macchie di blu intenso: è l'aconito,
un fiore tanto bello quanto velenoso (foto 7). Poco prima del rifugio
una palina ci indica altre possibili destinazioni, noi però siamo
arrivati (rifugio Grassi, 1987 m). Un pannello informativo racconta brevemente
la storia delle attività minerarie che si svolgevano in zona fino
a qualche decennio fa (chiusura delle miniere verso gli anni '50-60).
Picnic e relax al sole dei 2000 e poi ritorno per lo stesso sentiero.
Ma non sarà noioso perché in una prospettiva inversa il
paesaggio ci sembrerà nuovo; ecco ad esempio quello che all'andata
era solo un informe panettone di roccia diventa ora una grande tartaruga
che arrampica - qui ci si può sbizzarrire con l'immaginazione ...
( foto 6)
Tempi di percorrenza: ufficialmente ore 2.45 per l'andata, ore 2.15 per
il ritorno, totale 5 ore. Noi però ce ne abbiamo messe 6 (più
la sosta) perché ce la siamo presa un pò comoda.
Nota 1: in alternativa
possiamo seguire lo stradone che scende leggermente e in pochi minuti
trova la palina con indicazioni per il Rifugio Grassi (prendere a sinistra):
il sentiero attraversa il prato, entra nel bosco di faggi e va presto
a ricongiungersi con quello descritto sopra. Il nostro itinerario è
indicato alternativamente col numero 36 (Valsassina) e 101 (Orobie).
Nota 2: attenzione agli orari della funivia, perché
anche d'estate l'ultima corsa mantiene un 'orario piuttosto limitante
e se arrivate tardi rischiate di dover scendere a piedi
Altre escursioni nei dintorni:
Valbiandino
Pasturo - Rifugio Pialleral
Alpe Nava

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1. l'inizio dell'escursione

2. incontro con le capre

3. e ora si comincia a salire

4. la cresta si assottiglia !!!

5. il sentiero intagliato nella
parete

6. arriva anche la tartaruga

7. fioriture di aconito
8. il rifugio Grassi
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