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una giornata un po' così
in
totale contrasto con lo spirito di passolento.
Domenica 23 gennaio 2005. A Milano blocco del traffico
automobilistico dalle 8.00 alle 20.00. Le previsioni dicono: freddo e
cieli grigi, possibili precipitazioni, ma non ho voglia di restare intrappolata
tutto il giorno nel cemento asfittico di questa aspirante metropoli.
Ore 9. Ci troviamo al treno delle Nord per Como. Tre amiche escursioniste.
Qualche chiacchiera in treno e in meno di un'ora si è a Como. Cappuccino
e brioche e poi autobus (ore 10:32) per Moltrasio (foto 1), si scende
alla fermata della Farmacia (ore 10.50); sul lato opposto ecco la scalinata
che inizia la salita. Il paesaggio del lago: malinconico, nuvole basse
avvolte alle cime dei monti, grigio plumbeo predominante su tutto; fa
freddo e vorrei tanto essere a casa raggomitolata nelle coperte a leggere
un bel romanzo. Ormai siamo in ballo e bisogna andare, siamo un po' incerte
sulla destinazione, magari il rifugio Murelli (sull'Alta Via) ma non siamo
sicure che sia aperto. Superiamo la piazza di Tosnacco e al bivio prendiamo
a destra: indicazione strada panoramica per Urio e Carate (foto 2). Comoda
pianeggiante strada pedonale lastricata. Panorama sul lago, sempre bello
ma in versione bianco/nero, i colori li vedremo un'altra volta. Dieci
minuti e arriviamo al cimiterino di Carate Urio. Qui a sinistra bella
mulattiera subito in ripida pendenza, ma proprio ripida. Porta ai Monti
di Urio, prendiamola. Si va, e nonostante il fiatone troviamo la voglia
di buttarci in digressioni culturali e dibattiti sull'enigmatico film
coreano 'FERRO 3' , che proprio perché enigmatico evoca in ognuno
di noi risonanze divergenti (giudizio: assolutamente da vedere). Ore 11.40:
ho il fiatone, a dispetto del freddo sto sudando come una vaccona; il
sentiero si affaccia su un vallone piuttosto angusto (valle di Urio) e
sopra le nostre teste si deliena sul crinale la minuscola sagoma rettangolare
del Rifugio Murelli, sembra già a portata di mano, ma è
un inganno della prospettiva. Tutt'intorno campetti terrazzati, ora invasi
dal bosco e muretti in rovina, segni del tempo in cui tutti questi monti
erano fittamente coltivati. Ore 11.55: sto sputando i polmoni, questa
salita sarebbe un vero toccasana per chi vuole fare un bell'allenamento,
io ne farei volentieri a meno ... Qua e là, le prime pervinche
e anemoni e ciuffetti di primule decise a sfidare l'assedio invernale,
si fan largo tra le foglie secche, annunciando una primavera ancora lontana.
Poetiche. Ore 12.10: siamo in vista del piccolo borgo dei Monti di Urio.
Graziose baite rimesse a posto, vista spettacolare sul lago. Altitudine
non
so, devo comprarmi un altimetro. Nel centro del paese freccia indicante
'sentiero non facile per i Monti di Carate': lasciamo perdere; qualche
metro più avanti altra piazzettina con cabina telefonica: a destra
freccia per Rifugio Murelli, a sinistra Rifugio Bugone / Monti Liscione
/ fonte. Ci sentiamo piene di energia e prendiamo coraggiosamente per
i Murelli ma un quarto d'ora dopo inizia a nevischiare, decidiamo che:
'va bene il freddo, ma anche la neve, no'; torniamo sui nostri passi e
ripieghiamo per i Monti di Liscione. Ancora nuclei di casolari sparsi
e nell'aria un pulviscolo di neve impalpabile - non c'è in giro
nessuno, oggi siamo uniche pellegrine solitarie in giro per i monti, ci
sentiamo un po' eroiche. Finalmente si cammina in piano, maestosi i castagni
secolari, ma spogli, dovremo tornare in primavera. Ore 12.40: eccoci al
borgo di Liscione (altitudine 700). Mi piace tantissimo questo villaggio,
anche in una giornata come questa. Foto ricordo obbligatoria (3). Inizia
la discesa per Moltrasio, stiamo facendo in pratica un percorso ad anello;
la mulattiera va giù giù giù (foto 4), un tornante
dopo l'altro, se prima ansimavo adesso sono le gambe e le ginocchia a
faticare. Ai lati discrete formelle in terracotta scandiscono le diverse
stazioni della via crucis. Al tornante della IV stazione, comodi sedili
in pietra invitano alla sosta: era ora di fermarsi a mangiucchiare qualcosa
e riprendere fiato. Ma: un quarto d'ora e già ci stiamo infreddolendo,
e allora via di nuovo in marcia, non c'è un attimo di tregua. Ore
13:45 siamo già a Moltrasio ad aspettare l'autobus che ci riporterà
a Como. Di qui con incredibile tempismo coincidenza col treno per Milano.
Alle 15:50 sono a casa e preparo il classico bagno caldo. E' stata una
vera gita lampo, mordi e fuggi, altro che 'passolento'.
Conclusione: vale sempre la pena di scappare da Milano.
Altre gite nei dintorni:
Moltrasio Rifugio Bugone
Ossuccio - San Benedetto
Ossuccio - Rifugio Boffalora
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