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Dichiarato
dall'Unesco "esempio eccezionale di villaggio operaio, il più
completo e meglio conservato del Sud d'Europa", Crespi d'Adda sorse
intorno al 1878 per iniziativa dell'imprenditore tessile Cristoforo Benigno
Crespi e fu poi sviluppato dal figlio Silvio. La geografia del luogo,
una sorta di penisoletta chiusa tra il fiume Adda e il Brembo - e quindi
al di fuori dei flussi di passaggio - assicurava quel relativo isolamento,
sorta di protezione dal mondo 'esterno', che meglio si prestava al progetto
di realizzare un complesso che non fosse solo una unità per produrre
ma un grande esperimento economico e sociale: costruire una comunità
modello dove si armonizzassero le dure necessità della produzione
di fabbrica con l'esigenza di assicurare ai lavoratori condizioni di vita
decorose, con tutti i servizi necessari per ogni fase della vita individuale
e sociale (educazione, svago, assistenza sanitaria e spirituale, ecc.).
Ogni elemento del villaggio, anche i dettagli, ha una sua precisa valenza
ideologica: è importante che il visitatore sappia 'leggere' ciò
che osserva, altrimenti la visita si ridurrebbe ad una camminata senza
grande interesse. Per questo sono altamente consigliabili le visite guidate
(tel. per prenotazioni: 02 90987191).
Centro simbolico del villaggio è la fabbrica: ai tempi della fondazione
impianto all'avanguardia, attrezzato con macchinari ultramoderni importati
dall'Inghilterra, è tuttora, dopo svariate vicissitudini e cambi
di proprietà, in funzione nel campo tessile. Ogni epocaha espresso
le sue architetture-simbolo: obelisco, campanile, torre, minareto ... L'alta
ciminiera di Crespi, visibile da ogni punto del villaggio, e curata meticolosamente
anche nei piccoli particolari decorativi, si impone come vera e propria
icona dell'era industriale vincente. Le linee eleganti delle palazzine
dirigenziali ai lati dell'ingresso colpiscono per armoniosità ed
equilibrio di proporzioni, ma anche i capannoni,
decorati con cotto, mattoni a vista e rosoni a stella ottagonale denotano
la volontà di coniugare il bello con le esigenze funzionali dell'industria.
Il primo nucleo di abitazioni per i dipendenti è costituito dai
3 palazzoni che si trovano all'inizio del paese: rispondevano al bisogno
pratico di dare alloggio ad un numero limitato di famiglie, ma ancora
non c'era una visione complessiva dell'impostazione ideale da dare al
villaggio. Successivamente venne sviluppato il quartiere delle casette
operaie (mono o bifamigliari) ordinate lungo linee stradali rigidamente
geometriche e dotate tutte di orto e giardino: un modello mutuato dalle
esperienze inglesi e dove la cura dell'orto (da praticarsi
possibilmente a piedi nudi !) assumeva grande importanza, come esercizio
salutare per il corpo e lo spirito, oltreché come fonte di reddito
supplementare. Ogni casa è separata dall'altra e lo steccato è
costruito riutilizzando le fasce degli imballi del cotone: riciclaggio
ante litteram ! Certo la rigida geometria dell'impianto urbanistico comunica
una certa sensazione di artificiosità, di freddo razionalismo;
manca la percezione di trovarsi in un 'quartiere storico' e ogni unità
sembra un po' un'isola dove l'elemento di unificazione è il riferimento
alla fabbrica.
Inizialmente non c'era l'idea di marcare le differenze sociali e solo
negli anni '20 vennero costruite
le ville dei capireparto e dei dirigenti (piccoli gioielli architettonici
di stile eclettico e diverse le une dalle altre), che troviamo
nel quartiere più a sud.
Due le abitazioni che si trovano in posizione sopraelevata rispetto al
piano del villaggio: la casa del medico e quella del prete - posizione
paritetica per i tutori del corpo e dello spirito.
Anche il castello di famiglia è in posizione privilegiata, richiama
con le sue linee medioevali l'esistenza e il potere del 'feudatario',
ma è una presenza discreta, non opprimente; si lascia intravedere
ma non prevarica.
L'educazione aveva un ruolo centrale nella concezione di Crespi, ed ecco
l'imponente edificio della scuola (costruita nel '91-'93 e finanziata
dall'azienda come tutti gli altri servizi): frequentata obbligatoriamente
da tutti i bambini dei dipendenti (in un'epoca in cui la maggioranza della
popolazione era analfabeta !), nei suoi programmi erano comprese anche
nozioni riguardanti il lavoro in fabbrica: preparazione ideale per quell'operaio
modello che ognuno era destinato a diventare. Una curiosità: i
genitori erano corresponsabilizzati nell'andamento degli studi e penalizzati
sul lavoro se i figli andavano male a scuola...
Il dopolavoro, il teatro, i bagni pubblici, lo spaccio cooperativo, il
pronto soccorso ecc. (tutti finanziati dalla famiglia Crespi) fornivano
servizi all'avanguardia per quei tempi, creando un piccolo mondo autosufficiente,
un'isola 'felice', avulsa dagli scontri sindacali e sociali che nel resto
del paese stavano montando minacciosamente. A Crespi non c'erano scioperi
o sindacati perché la gente stava molto meglio che altrove, ma
era però inquadrata in uno schema di vita e di valori rigidamente
prefissati e voluti dal 'padrone'. Abitare a Crespi era però una
scelta, non un imposizione, infatti anche nel periodo di massima espansione
il villaggio non ospitò mai che una minoranza dei dipendenti.
Al termine del percorso si giunge al luogo forse più emblematico
e magari un po' inquietante:
il cimitero. Opera di stile liberty dell'architetto Gaetano Moretti, il
mausoleo della famiglia Crespi evoca vagamente forme di piramidi azteche
ed immagini di riti esotici, sembra chiudere in un abbraccio ideale le
lapidi degli operai disposte nel prato in file ordinate e tutte uguali
(offerte gratuitamente dalla fabbrica): un po' il richiamo ai cimiteri
anglosassoni. Le molte lapidi di bambini, stroncati dalle varie epidemie,
ci ricordano quanto fosse più aleatoria la vita di quel tempo...
Sui lati invece le tombe più elaborate di chi voleva, a sue spese,
farsi fare una sepoltura personalizzata.
Il villaggio è tuttora una realtà
viva, non un museo: le case sono ora di proprietà di molti discendenti
di ex-lavoratori della fabbrica Crespi e sono numerosi gli anziani in
grado di testimoniare la vita dei tempi passati.
Altre gite nei dintorni:
Brivio - Imbersago
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