Si scende nel mondo della miniera: Ai Piani Resinelli riaperte ai visitatori le antiche
miniere di piombo durata della visita:
circa 2 o 3 ore (dipende dal tipo di itinerario che si sceglie di fare) Come arrivare da Milano: in
automobile, superstrada Milano-Lecco, uscita per la Valsassina, poco dopo
Ballabio prendere a sinistra, segnalazioni 'Piani Resinelli' (parcheggiare
vicino al Rifugio SEL), oppure con mezzi pubblici: treno Milano/Lecco
poi autobus di linea. dove rifocillarsi: numerosi bar e rifugi ai Piani Resinelli Info sui trasporti: http://www.trasporti.regione.lombardia.it;
SAL (Servizi Automobilistici Lecchesi) tel 0341363148 per informazioni e prenotazioni: Comunità Montana Lario
Orientale, tel 3389609824, 0341590249, email: miniere_resinelli@hotmail.it;
sito: http://www.cmlarioorientale.it
Ai Piani Resinelli da agosto 2002 sono state aperte,
dopo una completa opera di ristrutturazione e messa in sicurezza, due
antiche miniere - miniera Anna e miniera Cavallo/Silvia(*vedi nota) -
che per secoli (dal 1600 fino agli anni '50) sono state in funzione, grazie
alla presenza consistente di vari tipi di minerali di piombo. Questa iniziativa
della Comunità montana vuole anche essere uno stimolo per creare
nuove opportunità di lavoro in una zona dove il turismo e l'escursionismo
tradizionale non bastano più a sostenere l'economia locale e ad
arrestare lo spopolamento.
La Valsassina, come le valli bergamasche e bresciane, è stata una
importante 'area mineraria' sulla quale si è sviluppata una notevole
attività di produzioni metallurgiche (armi, attrezzi agricoli,
utensili), che fornivano il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.
Lo sfruttamento di numerose piccole miniere di ferro e altri minerali
è stato reso possibile anche grazie alla disponibilità di
legname dei boschi circostanti, fino a determinarne lo spoglio radicale
in determinati periodi storici: pensiamo che per ottenere 5 kg. di ferro
occorreva trattare 200 kg. di minerale bruciando 25 metri cubi di legno!
Si è calcolato che in 40 giorni una sola carbonaia poteva esaurire
un bosco nel raggio di un chilometro. Fu tra la fine dell'800 e l'inizio
del '900 che i progressi tecnologici permisero la più ampia utilizzazione
delle risorse minerarie del lecchese, cambiando radicalmente il lavoro
in miniera (perforatori pneumatici, uso della dinamite, trasporto su teleferiche,
ecc.). Dopo la seconda guerra mondiale l'abbassamento dei prezzi determinò
la decadenza di queste attività, fino alla chiusura degli impianti
avvenuta alla metà degli anni '50. Come vivevano in passato i minatori: lavoravano in miniera prevalentemente
nelle stagioni fredde (causa le infiltrazioni d'acqua durante l'estate)
senza orario o soste, e talvolta dormivano anche in miniera (qui la temperatura
è costante, circa 10°, quindi spesso più calda che all'esterno).
Partivano a novembre con muli carichi di farina, panni e altre poche masserizie
e si sistemavano in rudimentali baite nei pressi della miniera; venivano
retribuiti non a giornata ma 'a cottimo' (diremmo noi oggi), cioè
in base alla quantità di minerale estratto; il salario era costituito
parte in natura (generi alimentari ecc.), parte in denaro, parte in minerali
(che poi dovevano rivendere - il pagamento in minerali fu vietato solo
con provvedimento del 1789) e in attrezzi (per continuare il lavoro!).
La scarsa preparazione dei minatori, le rudimentali tecnologie disponibili,
i turni di lavoro disumani e l'accumulo di materiali di scarto lungo le
gallerie rendevano l'ambiente tremendamente insicuro e pericoloso: i crolli
non erano infrequenti, innumerevoli gli incidenti, le malattie e la perdita
di vite umane. Le visite guidate: si effettuano in piccoli gruppi, con partenza
dallo chalet delle guide (vicino al parcheggio sotto il rifugio SEL -
un tempo questa stessa costruzione era una baracca di minatori). E' un'escursione
interessante per tutti: adulti, scolaresche e bambini. Anche perché
il mondo della miniera evoca una selva di sensazioni contrastanti: l'entrare
nelle 'viscere' della terra (la pancia della madre ?), l'immergersi nel
buio (luogo dei nostri fantasmi), l'essere rinchiusi ma anche protetti
dalle intemperie o dai pericoli del mondo esterno, e inoltre: la fatica
dell'arduo lavoro del minatore e il coraggio necessario per affrontarne
i pericoli. Si ritorna all'aperto, dopo l'esauriente percorso nell'intrico
delle gallerie, con la sensazione di aver fatto qualcosa di più
che la consueta gita domenicale. La miniera Anna si presta ad una visita fattibile da tutti (non
occorre essere escursionisti) perché è un itinerario che
non presenta nessuna difficoltà; si accede all'imbocco della miniera
dopo un agevole sentiero nel bosco di circa 500 metri. Entrando ci si
trova nel sotterraneo, più o meno come doveva apparire nel '700-'800;
tutto il sistema dei puntelli è stato ricostruito con travi di
legno (foto 3) e si è pensato anche ai bambini attrezzando una
'kinder area' dove pannelli disegnati e modellini di 'gnomi minatori'
con i loro tipici attrezzi raccontano ai più piccoli, col linguaggio
delle fiabe, il mondo della miniera. Il complesso ha un ampio sviluppo
di gallerie e spiazzi/caverne di dimensioni ragguardevoli (non sono più
gli angusti cunicoli dell'epoca medievale), che testimoniano un impianto
tipico dell'epoca rinascimentale: è uno sviluppo ragionato che
permette di seguire con razionalità i movimenti della vena mineralizzata
(chiaramente visibile in molti tratti). Nel procedere lungo il percorso
si ha modo di comprendere l'evoluzione delle tecniche nel corso del tempo,
anche grazie ai vari attrezzi (martelli manuali o pneumatici, carrelli,
lampade ad aria compressa, ecc.) opportunamente collocati e spiegati ai
visitatori. La miniera Cavallo è invece raggiungibile dal sentiero (circa
800 metri) che parte dal 12° tornante della carrozzabile: la miniera
si inserisce in un percorso escursionistico di maggior interesse che offre
una visione più suggestiva del paesaggio montano. La struttura
si sviluppa su vari livelli in ordine verticale, determinando salti e
vuoti spettacolari di più forte impatto sui visitatori, ma richiedono
una maggiore preparazione escursionistica.
Per ragguagli precisi sugli orari di apertura e/o prenotazioni telefonare
o consultare il sito: http://www.cmlarioorientale.it (*) nota: sembrano nomi piuttosto buffi per delle miniere: 'cavallo'
deriva dal nome della località dei Piani Resinelli dove si trovano
questi siti; quanto ad 'anna' e 'silvia' è un uso abbastanza frequente
e consolidato assegnare nomi di donne (moglie, figlie, mamme, sante...)
alle concessioni minerarie.