da Ossuccio all'Abbazia di San Benedetto in Val Perlana sui sentieri dell'anno mille tempo totale di cammino: circa 4,30 ore dislivello complessivo: circa 600: Ossuccio/Spurano (200) - abbazia
di San Benedetto (815 m.) difficoltà: nessuna (dislivello modesto) dove rifocillarsi: picnic al sacco (sui prati intorno all'Abbazia) Come arrivare da Milano: in
treno fino a Como (ferrovie Nord o FFSS) poi Bus (linea per Colico, fermata
Ossuccio/Spurano) oppure battello o aliscafo (ci sono diverse possibilità)
in auto, autostrada Milano/Como Nord poi direzione Menaggio
Info sui trasporti:http://62.101.84.174/trl_index.htm;
APT COMO: tel.031279712; APT Menaggio tel. 034432924 CARTINA
Un'escursione di forte interesse storico-artistico,
che in sole 2 ore di cammino ci porta lontano dagli abitati, dal rumore
delle strade: un salto nel tempo di mille anni fa. Il percorso: scendendo dall'autobus proveniente da Como (fermata
Ossuccio/Spurano), prendete a pochi metri di distanza, sul lato opposto
della strada, la Via per il Santuario della Madonna del Soccorso: iniziate
così la salita che, insinuandosi tra vecchie stradine e passando
poi per varie cappellette, porta al Santuario. Lì trovate anche
un bar/ristorante aperto tutto l'anno dove potete rifornirvi di acqua
o fare sosta per uno spuntino prima affrontare l'escursione vera e propria.
Dal Santuario l'ampio sentiero acciottolato prosegue per giungere in circa
15 minuti circa a un bivio che a sinistra porta al Rifugio Boffalora e
a destra all'Abbazia di San Benedetto. Prendete dunque a destra e poi
non sarà possibile sbagliarsi. L'Abbazia si raggiunge in circa
2 ore di cammino molto rilassato: moderate salite si alternano a brevi
saliscendi, in un percorso in mezzo al folto bosco di faggi e castagni
(in autunno la zona si presta ottimamente anche alla tradizionale castagnata)
che si apre qua e là su piccole radure pianeggianti popolate di
baite e casali contadini. Questa passeggiata è consigliabile in
qualsiasi periodo dell'anno (anche d'estate: il sentiero è ombreggiato)
ma forse il momento più bello è una limpida giornata autunnale,
quando le cime tutt'intorno sono spruzzate di neve e il bianco contrasta
dolcemente con la veste autunnale del bosco macchiettato di gialli e rossi.
La chiesa di San Benedetto è un'improvvisa apparizione, scenario
d'altri tempi si svela inatteso dopo un ultima salitina: è proprio
la sorpresa di questa visione ciò che accresce il fascino di questo
luogo silenzioso ed appartato. Erano passati pochi decenni dall'anno mille
quando uno sparuto gruppo di monaci decise di costruire la chiesa e il
complesso del monastero (chiostro, stalle e fattoria): in un luogo distanziato
e quindi protetto dai conflitti sanguinosi che si svolgevano tra le piccole
concorrenti potenze del lago, ma al tempo stesso panoramico, quindi in
grado di consentire il controllo sui movimenti e l'accesso alla valle.
La minuscola comunità (costituita da 3 monaci e l'abate) visse
il suo periodo di massimo 'splendore' (se così si può dire)
intorno alla prima metà del XII secolo, avendo acquisito terreni
e possedimenti a seguito di varie donazioni testamentarie. I pendii dove
ora si estende il bosco erano in gran parte intensamente coltivati: oliveti,
segale, ortaggi, e vigne, come del resto in tutta la regione del Lario.
L'influenza del monastero andò poi gradatamente declinando a vantaggio
della concorrente Abbazia dell'Acquafredda, finché nel 1420 San
Benedetto insieme alle sue terre venne inglobato in quest'ultima. Nel
corso del tempo tutto il complesso andò incontro all'abbandono
e al degrado finché nel secondo dopoguerra, sul finire degli anni
'50, l'amministrazione locale, sostenuta dall'Associazione San Benedetto,
intraprese i lavori di restauro: l'edificio della chiesa è stato
integralmente recuperato mentre restano tuttora in decadenza il corpo
del monastero e la fattoria (come al solito mancano i fondi). Intento
dell'Associazione è non solo il restauro degli edifici, ma anche
il ricreare un tessuto di attività comunitarie intorno all'Abbazia.
Un'aspirazione che trova ora qualche momento di realizzazione: la Messa
ad esempio viene celebrata la prima domenica del mese di maggio. Inoltre,
in una casetta poco distante dalla chiesa vive attualmente da moderno
eremita (attrezzato con pannelli solari) un certo signore, il quale si
dedica al suo gregge (se è la stagione giusta potrebbe avere dei
formaggi da vendervi) e anche alla cura del sito; se siete fortunati potrete
quindi trovare aperto il portale della chiesa e avrete modo di visitare
l'interno. Ecco la semplice armonia dello spazio scandito in tre navate,
tipica dello stile romanico e una nota originale: l'altare in pietra con
un curioso buco in mezzo, era un tempo una unità per la misura
del grano. Il ritorno: consigliamo di seguire il sentiero sul versante sinistro
della valle. La piacevole discesa offre bellissimi scorci sul centro lago,
con il severo massiccio delle Grigne sullo sfondo. L'ampio sentiero si
conclude a Lenno (circa 1 ora e 30' di cammino), passando per il Santuario
dell'Acquafredda, e se il tempo a disposizione ve lo consente, potete
chiudere la giornata visitando Villa Balbianello (di proprietà
del F.A.I.) situata sul promontorio di Lavedo (vedi foto): vi si accede
a piedi o con la barca. Il rientro a Como si può effettuare
con l'autobus o col battello : quest'ultima soluzione è meno economica
ma decisamente più appagante e dà modo di lasciare vagare
la vista sulle innumerevoli suggestioni che il paesaggio del lago genera,
specialmente nelle luci sfumate del tramonto.