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Arriviamo in treno ad Abbadia Lariana, primo paese che si incontra dopo
Lecco e usciti dalla stazione invece di catapultarci subito alla ricerca
del sentiero ci soffermiamo un attimino sulla piazza della Parrocchiale,
in pittoresca posizione di fronte al lago. Meriterebbe una visita anche
il locale Museo della Seta, che è davvero interessante, ma lasceremo
questo spunto per un'altra occasione (magari per quando piove e non si
sa cosa fare). Abbadia Lariana è stata dal '600 all'800 un importante
centro di produzione della seta, e all'inizio dell'800 venne impiantato
un gigantesco filatoio, i cui poderosi macchinari (all'avanguardia per
quei tempi e attualmente esposti al museo) venivano azionati dalla forza
motrice delle acque del torrente Zerbo. La produzione di filati di seta
continuò fino agli anni '30, quando, a causa della concorrenza dell'Estremo
Oriente, dovettero chiudere anche gli ultimi torcitoi. L'impianto produttivo
è stato poi acquisito dal Comune di Abbadia e trasformato in museo
industriale. Chiusa questa breve parentesi, torniamo alla nostra passeggiata.
Dobbiamo raggiungere la caratteristica frazione Linzanico: dalla stazione
FFSS ci incamminiamo a destra lungo la statale fino all'indicazione stradale
(sulla dx) per Linzanico-1 km. Nel piccolo vecchio borgo di trova l'antico
Municipio di Abbadia (Piazza Giovanni XXIII), bella costruzione con portico
e fontana; di lì ci avviamo per la stradina acciottolata (a destra
guardando il Municipio), affiancata da un cartello indicante 'pista agro
silvo pastorale'. Il sentiero si fa subito panoramico, soleggiato, tra
campi terrazzati e filari di ulivi: se non fossimo sovrastati dai massicci
delle Grigne, potremmo pensare di essere in Liguria. In circa 20' eccoci
all'incrocio col sentiero che proviene da Crebbio (memorizziamo questo
incrocio, perchè al ritorno tenderemo a oltrepassarlo); qui prendiamo
a destra e al bivio immediatamente successivo ignoriamo la deviazione
a sinistra e proseguiamo diritti inoltrandoci in leggera salita lungo
la valle, che si sviluppa ai piedi delle Grigne quasi nascosta e poco
visibile a chi proviene dal lago. I bolli rosso-azzurri indicano il nostro
percorso ma bisogna veramente aguzzare la vista per individuarli, tanto
sono sbiaditi e soprattutto inestistenti proprio lì dove più
servirebbero, cioè ai bivii. Sostanzialmente bisogna mantenersi
sul sentiero a mezza costa, sul lato destro orografico della valle, evitando
di scendere prematuramente al torrente. Nella cartina schematica allegata
ho cercato di evidenziare i principali incroci con i sentieri (nero) che
deviano dal vero percorso (rosso). Avvistamo un alto casotto (serviva
un tempo per la lavorazione del latte) con abbeveratoio: è l'ingresso
del nucleo rurale di case dette di 'Calech' (foto 3), adagiate su uno
splendido pianoro superpanoramico. Indugiamo in questo bel posto per ammirare
l'armonia dell'insieme...Lasciamo queste case e, tornati sul sentiero,
dopo un centinaio di metri notiamo dei gradini sulla destra: scendono
alla sorgente detta "Acqua della fame", forse in memoria dei tempi delle
carestie (non so bene!). Ci addentriamo nella valle, bella, fresca, verdeggiante
e rallegrata dal rumoreggiare rilassante del torrente Zerbo che la percorre
tutta. Da vari punti del sentiero è possibile scorgere la cascata, che
scroscia a strapiompo incassata come una lama tagliente nell'alta parete
rocciosa. Dopo circa un'ora e mezza di passeggiata arriviamo all'imbocco
del sentiero che porta alla cascata (indicazioni inesistenti) - Attenzione:
il sentiero si trova alla nostra sinistra una cinquantina di metri PRIMA
DEL PONTICELLO sul torrente. Saliamo per questo sentierino e al bivio
successivo prendiamo a destra. Lo scrosciare delle acque è un richiamo
che ci guida; in pochi minuti ci troviamo proprio ai piedi della cascata.
E' un angolo suggestivo di aspra, inconsueta bellezza (foto 4): un poderoso
salto d'acqua di decine di metri e impressionanti masse rocciose modellate
in forme scultoree. D'estate un fresco delizioso e che emozione immergersi
nell'acqua rigenerante sotto gli spruzzi della cascata ! Torniamo al ponte,
lo passiamo e proseguiamo la salita verso la piccola frazione di Campelli
(circa 900 m). Questa parte del percorso non presenta particolari incertezze.
Alzando lo sguardo ci vediamo circondati dai pinnacoli aguzzi delle Grigne
col Rifugio Rosalba incredibilmente abbarbicato proprio sul bordo delle
rocce. A Campelli non c'è nessun rifugio, quindi niente polenta
né spezzatini: ci dovremo accontentare dei panini e altri generi
di conforto portati e offerti dai soliti volonterosi (speriamo). In compenso
il panorama è proprio bello e la posizione aperta e soleggiata.
Ci attende il sentiero del ritorno: poiché è noioso tornare
dalla stessa strada dell'andata sperimenteremo una variante più ardimentosa:
è il sentiero cosiddetto dell'acquedotto, che segue il camminamento
sopra le tubazioni dell'acqua (imbocco del sentiero ai margini del paese,
non è difficile individuarlo); questo passaggio ufficialmente è
proibito (anche se lo fanno tutti) quindi 'ufficialmente' vi dobbiamo
dire di non farlo, a voi la scelta. Il percorso si snoda sui pendii a
monte della cascata per poi andare ad incrociare il sentiero che scende
dal Pian dei Resinelli. La discesa si effettua in circa 2 ore (passolento!).
Attenzione ai vari bivi (come al solito non ci sono indicazioni, qui ci
vuole un pò di senso dell'orientamento): tenete piuttosto la sinistra
altrimenti concluderete la passeggiata a Mandello e non ad Abbadia (ma
non è grave perchè si riprende ugualmente il treno). Se
siete inesperti o avete poco senso dell'orientamento tornate a Linzanico
per lo stesso sentiero dell'andata.
Altre gite nei dintorni:
Sentiero del Viandante: Lierna-Varenna
Pasturo - rifugio Pialleral
Baiedo - rifugio Riva
Premana - Premaniga
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1. sul sentiero in Val Monastero

2. scorcio della cascata

3. il nucleo di Calec
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